La cura per la rigenerazione di una pianta di marijuana è come un tocco magico della natura, una tecnica botanica finalizzata a far rivivere il suo ciclo vegetativo. Si tratta di un’opportunità straordinaria di recuperare preziose parti vegetali della pianta per ottenere un secondo raccolto.

La cannabis, solitamente è una pianta a fioritura stagionale, limitando il suo ciclo vitale a una sola stagione. Una volta raggiunta la maturazione, sembra destinata a morire.

Ecco perché, la maggior parte dei coltivatori - soprattutto quelli inesperti - buttano via le piante dopo la raccolta delle infiorescenze, passando alla coltura di esemplari più giovani. Ma c’è un’alternativa di gran lunga più interessante: la rivegetazione.

Alcuni growers esperti preferiscono infatti rivegetare la pianta di cannabis, donando nuova vita a una coltivazione matura e riportandola alla fase vegetativa per ottenere un secondo raccolto. Se eseguita correttamente, questa tecnica - come vedremo - offre diversi vantaggi.

In questo manuale, esploreremo nel dettaglio questo affascinante processo e ti parleremo di:

Prima di proseguire, leggi anche: “Vegetativa cannabis, la fase di crescita delle piante”.

Rigenerazione piante di cannabis: cos’è e come funziona?

Le piante annuali, come la cannabis, germogliano, crescono, fioriscono e muoiono nel corso di una stagione.

Dopo la raccolta delle preziose infiorescenze, molti credono che la genetica di una piantina di marijuana sia persa, destinata a svanire per sempre, a meno che non si sia pianificato in anticipo raccogliere talee e coltivare cloni.

O a meno che tu non sia un visionario, un coltivatore sagace che sa cogliere l’opportunità di una nuova vita per la sua cannabis. Ecco dove entra in gioco la tecnica di rivegetazione.

Rigenerare mariuana, significa riparare e rinnovare i suoi tessuti vegetali dopo la fioritura, dando una seconda vita alla pianta che la porterà a regalarci due raccolti in un solo anno.

Le piantine di cannabis sono fotosensibili. Al diminuire della quantità di luce diurna, cominciano a produrre ormoni della fioritura. È a questo punto che si decide il destino della pianta, il momento in cui le specie percepiscono la fine del loro ciclo vitale e iniziano a riempirsi di splendidi fiori.

E noi growers, con un tocco di sapienza e un pizzico di ingegno, possiamo decidere di farle fiorire ancora una volta nella fase vegetativa. Per rigenerare piantine di erba light di fatto, bisogna ingannarle, farle credere che non è arrivato ancora il momento di fiorire. Ma come si fa?

  1. Potatura estrema con un taglio orizzontale ben definito di almeno un terzo della parte alta della pianta, quando arriva il momento del raccolto;
  2. Disinfezione delle parti recise e successiva sigillatura con nastro adesivo;
  3. Rimozione di tutte le cime, lasciando intatte foglie, rami e germogli;
  4. Modifica del ciclo di illuminazione indoor, aumentando le ore di luce ad almeno 18 su 24 ore.

La pianta, così, inizia un nuovo atto, riducendo gli ormoni della fioritura prodotti e tornando alla sua fase più vivace e rigogliosa. Questo è il segreto della rigenerazione, un'arte che può sorprendere anche i coltivatori più esperti. 

E mentre alcuni coltivatori potrebbero imbattersi in questo miracolo senza volerlo (rigenerazione accidentale), nel nostro manuale ti sveleremo come farlo in modo intenzionale e maestria, aprendo le porte a un mondo di possibilità. Prima però vediamo quali sono le ragioni che spingono un coltivatore a optare per la rivegetazione delle proprie colture di piante di canapa light.

Quando rivegetare le piante di marijuana

Nel cuore di ogni appassionato grower di marijuana legale c’è la voglia di preservare l'anima della pianta madre. Un desiderio ardente di trattenere e tramandare la genetica di una specie, come un maestro che custodisce il segreto di un'opera d'arte.

Guarda oltre la bellezza di foglie e i fiori: è la genetica delle piantine di cannabis che affascina. Un capolavoro di cannabinoidi e terpeni concentrati, qualità organolettiche eccezionali e senza pari. La facilità di coltivazione. Sono soprattutto questi i motivi principali che inducono un coltivatore a riportare nuovamente la pianta madre in fase vegetativa. 

La procedura abituale consiste nella scelta accurata delle talee delle pianti madri durante la fase di crescita e prima dell’inizio della fioritura, da cui nasceranno piccoli cloni. Una raccolta di fenotipi più speciali e interessanti, come gemme di un tesoro da preservare.

Ma a volte, l'arte del coltivatore si scontra con la dura realtà e con tanti inconvenienti che rendono questa procedura troppo complessa:

  1. Assenza di tempo da dedicare alla coltivazione delle talee;
  2. Problemi di spazio o a gestire due aree separate per le pianti madre e i cloni;
  3. Mancanza del materiale e degli strumenti necessari;
  4. Eccessivo consumo di energia elettrica per mantenere due coltivazioni;
  5. Mancata produzione di talee durante il periodo di crescita.

Oppure, più semplicemente alcune genetiche, sono più sensibili e impazienti di altre, e possono iniziare a fiorire molto rapidamente se si riducono le ore di luce del giorno. 

Il coltivatore è spesso così impegnato con la manutenzione e la cura delle piante madri che può inconsciamente incontrare un problema con il fotoperiodo mentre le piante madri passano alla fioritura.

E allora, ti potrai rendere conto di quanto la rivegetazione sia la soluzione migliore per mantenere una genetica senza per forza prelevare e curare le talee e senza l’ansia del fotoperiodo. Una scelta illuminata per gli amanti della cannabis che vogliono dare vita alla loro passione.

Vediamo insieme come far rinascere piantine di marijuana senza la necessità di tagli. Continua la lettura e scopri il potere di regalare alle tue piante una seconda vita.

Rivegetazione pianta cannabis: tecniche più efficaci

La rigenerazione della cannabis non è un processo unico e uguale per tutti i coltivatori, perché esiste un mosaico di tecniche per portare a nuova vita le piante. Ti abbiamo già accennato alla distinzione tra rivegetazione accidentale e rivegetazione intenzionale

Soffermiamoci su quest’ultima ed esploriamo meglio le sue sfumature. In questa tipologia, infatti, possiamo distinguere ulteriormente tra:

1.Rivegetazione al momento del raccolto

È il metodo più utilizzato e più facile da mettere in pratica quando arriva il momento della raccolta. Consiste in questi step:

  • Potatura: per tagliare solo i rami da cui si estrarranno le gemme, mantenendo la pianta con le sue foglie e alcuni germogli sani; 
  • Copertura delle ferite e dei tagli aperti: con nastro adesivo, per ridurre lo stress e prevenire eventuali infezioni o aggressioni esterne;
  • Lavaggio delle radici: con acqua tiepida sufficiente ad irrigare la pianta, senza affogarla;
  • Nutrimento della pianta: applicando fertilizzanti per la crescita, ricchi in azoto;
  • Trapianto: in un nuovo vaso più grande con terriccio fresco e ogni additivo utile a stimolare lo sviluppo delle radici;
  • Riavviamento della fase vegetativa: posizionando la pianta in un luogo dove riceverà almeno 20-24 ore di luce fino a quando non avrà recuperato le forze;
  • Alterazione del fotoperiodo: portando la pianta in uno spazio di crescita con 18 ore di luce e 6 ore di buio.

In pochi giorni, vedrai la magia: la pianta inizierà a produrre nuove foglie. E quando ci saranno anche nuovi rami e cime a sufficienza, la pianta sarà pronta a rifiorire. Questo è il momento di passare a un ciclo di luce di 12 ore.

Ma se dopo 3 settimane dalla potatura non ci saranno segni di rigenerazione, probabilmente il tentativo è fallito. Non scoraggiarti però. Purtroppo questa tecnica botanica non è una scienza esatta che dà risultati garantiti. Ogni errore però è solo un passo più vicino al successo e già al prossimo tentativo potresti riuscire a rivegetare le tue piante con successo.

2.Monster Cropping

Immagina una tecnica che mescola la rivegetazione con il training di una pianta di canapa light. Ecco cos’è il cropping, un’arte di coltivazione abbastanza apprezzata e comune tra i coltivatori che cercano l’eccellenza e sono interessati a incrementare le rese produttive.

Questa procedura consiste nel prelevare talee da una pianta in fiore, al fine di preservare la genetica e, allo stesso tempo, aumentare volume, densità e vitalità di crescita delle nuove piantine. Il successo di questa operazione richiede:

  • Raccolta delle talee durante la 2° o la 3° settimana di fioritura;
  • Prelievo delle talee dalle parti inferiori della pianta;
  • Recisione dei prefiori sulla talea, per favorire l’attecchimento.

Come la rivegetazione classica della marijuana, anche in questo caso il nuovo taglio delle piantine produrrà apparenti problemi alle foglie, che appariranno deformi o a foglio singolo, prima di riprendere lo sviluppo convenzionale.

Allo stesso modo, anche le talee di una pianta in fiore offriranno in seguito una crescita molto più vigorosa rispetto alle talee di piante in crescita.

Pro e Contro della rigenerazione delle piante di marijuana legale

Come ogni altra tecnica di coltivazione, anche la rigenerazione di una piantina di canapa può presentare dei pro e dei contro. Conoscerli ti aiuterà a essere più consapevole e ad avere le idee più chiare prima di approcciare a questa procedura.

Vantaggi

  1. Tempo risparmiato: perché le piante di cannabis tornano rapidamente alla fase vegetativa e si ottiene un nuovo raccolto in poche settimane; 
  2. Crescita esplosiva: la produttività delle piante aumenta a ogni nuovo raccolto;
  3. Mantenimento dei fenotipi: viene preservata la genetica anche senza raccogliere le talee prima della fase di fioritura e si creano nuovi cloni anche da una pianta in fase di fioritura (cropping monster);
  4. No alla scorta di semi: non è necessario mantenere in vita una pianta madre o procurarsi nuovi semi di cannabis;
  5. Spazio ottimizzato: si risparmiano metri quadri di coltivazione in cui collocare piante madri e cloni;
  6. Basso costo: c’è una notevole riduzione dei costi di energia elettrica e di attrezzature necessarie.

Svantaggi

  1. Serve grande esperienza: richiede una notevole e approfondita conoscenza della tecnica di coltivazione;
  2. Non è adatta a tutte le varietà di cannabis: alcune specie potrebbero non sopravvivere, altre mostrare tratti ermafroditi o offrire rese scarse in termini di produttività e qualità;
  3. Non dà risultati garantiti: non è una scienza esatta e l’errore è sempre dietro l’angolo, anche se sei un grower esperto;
  4. Rischio di stress eccessivo: in questo caso le piante possono richiedere anche mesi per riprendersi o generare mutazione oppure innescare l’ermafroditismo;
  5. Tempo di rigenerazione variabile: il tempo è imprevedibile da una pianta all’altra, alcune possono richiedere anche più settimane per mostrare i primi segni di ricrescita;

Anche la varietà delle piante può influire positivamente o negativamente sull’esito della rigenerazione. Continua a leggere il prossimo paragrafo per saperne di più.

Quali sono i problemi di crescita di una pianta di canapa: Indoor VS Outdoor VS Autofiorente

Quando si esegue la rigenerazione va tenuto conto innanzitutto della varietà della pianta di marijuana (se sono autofiorenti o no) e in secondo luogo delle modalità di coltivazione (indoor o outdoor).

1.Indoor

La rigenerazione indoor è indubbiamente la più semplice, anche per chi è al primo tentativo. A differenza delle colture in esterno, infatti, in una coltivazione interna si avrà il totale controllo dell’illuminazione. E questo è l’aspetto sicuramente più cruciale per il successo di tutto il processo.

2.Outdoor

Quando si coltiva in esterno, la storia cambia. Le quattro stagioni compongono un ciclo climatico complesso. La rigenerazione outdoor è comunque possibile, ma resta un’impresa audace. Solo a quelle latitudini dove le stagioni hanno poche variazioni di luce e temperatura, come ad esempio nelle zone tropicali vicine all’equatore, le possibilità di successo sono elevate. Negli altri casi invece? Un’opzione saggia potrebbe essere coltivare in vaso all’aperto e trasferire le piante al chiuso esposte ad una illuminazione artificiale dopo il tramonto.

3.Autofiorenti

Sulla rigenerazione delle autofiorenti esistono pareri contrastanti tra chi ritiene sia impossibile e chi, invece, è riuscito con successo nell’intento. Per questa varietà comunque, la procedura è completamente diversa da quella descritta per le genetiche fotoperiodiche, a metà tra la rigenerazione vera e propria e il raccolto progressivo delle autofiorenti.

Quando la cima principale della varietà autofiorente ha raggiunto la piena maturazione, va tagliata, lasciando maturare i fiori più in basso. Non ci sarà un vero ritorno alla fase vegetativa, ma la pianta dovrebbe sviluppare nuove gemme e, dunque, produrre un raccolto più abbondante.

Ci auguriamo che questo articolo ti sia stato utile per saperne di più su questa tecnica e per aiutarti a salvare quella genetica di pianta di marijuana che pensavi fosse andata perduta per sempre. 

Consulta le nostre guide sulla coltivazione indoor